Ci vediamo l'anno prossimo: fallimento italiano in EuroLega

Per un altro anno, l'Italia non avrà squadre nella post-season di EuroLeague. E non poteva che finire così: con l'Olimpia Milano eliminata proprio dalla Virtus Bologna, che in 32 gare precedenti era stata capace di vincerne appena 8. La sconfitta della Stella Rossa che serviva a Mirotic e compagni per continuare a sperare c'è stata, ma è ancora una volta "suicidio" sportivo. Un crollo verticale che visto da fuori è davvero ben poco spiegabile: dopo il successo sul campo dei serbi biancorossi del 15 marzo, la qualificazione almeno al play-in sembrava cosa certa. Anzi, si facevano i calcoli per i playoff. E invece ko a fila con Parigi, Real Madrid, Barcelona e Virtus. Quattro partite - non consideriamo quelle in Serie A, ma non è andata meglio a Napoli - 94 punti di media rimediati. Le parole di Zach LeDay all'intervallo della gara contro la Virtus non raccontano tutto ma tanto: "Dobbiamo andare là fuori e combattere. Anche se non è il tuo carattere, vai là fuori e combatti".
Milano si scioglie dimostrandosi fragile, come fragile erano state le Olimpia delle due edizioni precedenti. Alti e bassi, anzi altissimi e bassissimi. Alcune vittorie contro i superteam che sono avanti, alcune sconfitte incredibili con quelle dietro (su tutte pensiamo a Zalgiris e Alba). E si paga ancora una volta una situazione infortuni davvero ingestibile. L'assenza praticamente per tutto l'anno di Josh Nebo è stata pesantissima, anche perché al suo posto non è arrivato nessuno. Gillespie ha dato una mano concreta in davvero pochissime partite, sicuramente non l'apporto che era atteso dall'ex Maccabi che a questo punto Messina spera di recuperare per i playoff di Serie A e magari per la prossima EuroLega, se sano. Ma ci sono da fare profonde riflessioni sulla continuità di questo roster e anche sui numerosi problemi fisici che ha avuto la squadra per un altro anno. Detto che questi ritmi inevitabilmente prosciugano la condizione fisica, ancora una volta Milano ne è stata colpita incredibilmente. Un qualsiasi tifoso potrebbe pensare che forse è il momento di cambiare qualcosa.
Scelte sbagliate e rotazioni - La Virtus Bologna ha messo su una squadra in tre giorni la scorsa estate, e di tante scommesse fatte poche sono andate a buon fine. Forse la manovra di alleggerimento del roster andava fatta prima, da Grazulis a Tucker. Detto che quest'ultimo ha rifiutato un trasferimento come a inizio stagione Ante Zizic, il cui contratto pesa tantissimo, si sarebbe potuto agire con più decisione. In estate sarà rivoluzione, o quasi, tra italiani e stranieri, sperando di confermare almeno un Matt Morgan in grande crescita. Ha lasciato la Virtus anche Riccardo Visconti, un classe 1998 con esperienza in Serie A ma purtroppo gestito come un qualsiasi ragazzo delle giovanili. E lo stesso è stato per Giordano Bortolani a Milano, due partite in EuroLega, tre con quella di ieri nella quale è stato impiegato 15 minuti, purtroppo volto di una Milano, coach incluso, che ha mollato dopo pochi minuti a Bologna (e forse anche prima). Che senso ha averli a queste condizioni?
Tornando a Milano, per il terzo anno di fila i playoff restano un sogno infranto. Un alto fallimento per un club che vanta il settimo budget per stipendi. Al netto dell'infortunio di Nebo, i problemi principali in cabina di regia non sono stati risolti. Era settembre, post Supercoppa, quando Messina diceva parlando di Bolmaro e Dimitrijevic: «L'idea di avere un playmaker - nei miei sogni c'era di costruire una coppia come Rodriguez e Delaney - entrambi con voglia di vincere e capacità di giocare insieme». Purtroppo la realtà è che dai tempo di Chacho e Malcolm l'Olimpia non ha mai avuto una cabina di regia affidabile. Il tentativo fatto con Dimitrijevic, ormai si può dire a Eurolega chiusa, non ha ripagato. La firma di Nico Mannion, che nonostante i costi del buyout pagato a Varese (perché non prenderlo in estate con la sua opzione per l'EuroLega?) è stata la soluzione più economica e funzionale in quel momento, ma l'effetto del Red Mamba si è esaurito troppo presto.
Ora resta lo Scudetto, Milano e Bologna sono inevitabilmente le grandi favorite anche in questa stagione. E la vittoria di ieri da parte della Virtus può influire sul cammino delle due squadre, anche se il tricolore si decide tra due mesi e tutto può essere ancora diverso. Sperando sia un finale di stagione combattuto almeno in Serie A, e tifando per le uniche italiane - Reggio e Derthona - rimaste in una Europa ancora deludente per le nostre società, sarà anche tempo di pensare al futuro per Virtus e Olimpia. A Bologna Zanetti ha dato certezze di un budget e il mercato, in mano a Ronci e Ivanovic, potrà essere più ragionato. A Milano le prime riflessioni andranno fatti sulla struttura dirigenziale, che già si vocifera in aria di cambiamenti, sia per per nomi ma anche per ruoli. Perché ormai è chiaro: così non va bene.