| Orlandina, Pastori: «Campionato sorprendente nato dal lavoro e dall'entusiasmo»

Alla vigilia della impegnativa trasferta a Mestre della Infodrive Orlandina abbiamo fatto il punto dell'annata con il Club Manager Diego Pastori. Quarta posizione, dietro alle tre candidate principali per la lotta alla promozione, Capo d'Orlando viene da una estate di rinnovamento che aveva lasciato alcune incognite e molti dubbi tra gli addetti ai lavori. Il percorso, il campionato del girone A della serie B Nazionale, una risposta alla provocazione sui giovani che militano nella terza serie e abbiano desiderio di parquet di livello superiore sono i temi emersi da una chiacchierata .
Sbaragliati i pronostici estivi. "Onestamente abbiamo fatto fin qui un campionato che si è rivelato sorprendente: i pronostici ci davano quindicesimi, ma abbiamo superato tutte le aspettative. Per questo risultato va detto bravo in primis all'allenatore Domenico Bolignano. Ad agosto avevamo tanti dubbi con tanti giocatori nuovi da mettere insieme e si era creata una situazione poco convinta. Invece con il lavoro svolto e l'entusiasmo che si è creato nel trascorrere della stagione hanno dato questi riscontri positivi. E questo nonostante che in corsa abbiamo avuto problemi di infortuni notevoli. Dopo alcune partite, sei o sette, si è fatto male e ha chiuso la stagione per il crociato Gatti, uno dei migliori. Abbiamo iniziato la stagione senza Palermo, che si era fatto male l'anno scorso. E l'infortunio di Jasaitis, uno che a 42 anni spiega ancora a tutti la pallacanestro. E adesso si è fatto male, tanto che non sappiamo ancora quando potrà rientrare, Furin, il centro titolare. Quello che è stato veramente bello in questo percorso è stato l'aspetto caratteriale del gruppo, che non è mai mancato nei momenti difficili. Poi dopo i primi due mesi i ragazzi hanno fatto un salto mentale, ed è stato l'insieme di tutti questi fattori che li hanno portati al quarto posto.
Continuità, il mantra che fa la differenza. "Riguardo al campionato, penso che solo le prime tre della classifica abbiano avuto una continuità di rendimento sempre alto. Tra tutte le altre non credo che ci sia una grande differenza complessiva, non le vedo così tanto distanti tra loro sul piano tecnico e tattico. Penso che a volte la differenza la possa fare il quotidiano. Non tanto quello dell'allenamento, che è abbastanza ovvio. Ma sono i messaggi che vengono dati durante la stagione. Allenarsi con serietà, non crogiolarsi sugli obiettivi raggiunti in un dato momento, evitare quegli elementi di distrazione che alla fine impediscono al gruppo e al singolo di migliorare. Poi come dirigenza dobbiamo capire che i ragazzi di oggi sono cambiati rispetto a quelli di ieri. Occorre misurare la parte di durezza con quella chiamiamola colloquiale, ma penso che rimane sempre indispensabile che i ragazzi comprendano le regole che all'interno di un club spiegano fino a dove si possono spingere. Non sono stupidi e capiscono come funziona. Dopo dieci minuti capiscono di un allenatore e di un club cosa lasciano fare o meno. Se negli aspetti fondamentali sono o meno presenti e si fanno sentire. Credo faccia la differenza. Si può tradurre in campo con tre partite vinte in più o tre in meno, gli esempi anche in questo girone non sono mancati. Penso che sia difficile per i ragazzi, forse ancor più che ai miei tempi, mantenere sempre un grado di concentrazione ad alto livello, abbassandosi l'attenzione quando arriva un filotto di risultati buoni. E lo paghi: se contro le avversarie ritenute forti l'attenzione viene quasi da sola, è con quelle ritenute più deboli che si fanno le peggiori figure. Riuscire a mantenere un livello di rendimento sempre costante è fondamentale per poter salire di livello e giocare un giorno in categorie superiori."
Ci sono ragazzi in questa serie B che possono fare un percorso di crescita verso campionati più importanti? "Ci sono. Ma non è semplice. Penso che ci sia una combinazione di più fattori. Uno, che nelle categorie superiori si guarda sempre con poca fiducia, forse meglio diffidenza ai giocatori di categoria inferiore. Due, il giocatore deve essere in grado di accettare il salto di categorie e deve cambiare il suo modo di giocare. Uò essere più facile che possa giocare più anni in serie A uno che in B sa fare un pò di tutto ma non è un leader piuttosto che un grande realizzatore abituato a prendersi 13-14 tiri a partita e, quando vai a giocare ad un altro livello dove ci sono gli americani devi capire che non avrai tutti quei tiri, perché c'è qualcuno che è più bravo di te; non solo, magari sei abituato a giocare 30', ma ce l'hai più, e le cose che facevi in quel tempo a volte le devi fare in 15' e devi risultare performante. Bisogna capire se i giocatori sono disposti a fare quel salto di qualità. Magari lo sono mentalmente, ma poi non riescono a farlo. Si, ci sono tanti se e tanti ma."