Sassari, i 40 anni di Devecchi: "Da quando mi sono ritirato non ho più preso in mano una palla da basket"

Giacomo Devecchi, ex giocatore di lungo corso a Sassari diventato direttore generale della Dinamo Banco di Sardegna a fine carriera festeggia i 40 anni di età in una intervista pubblicata oggi su “La Nuova Sardegna”, raccontando un aneddoto sulla sua nuova carriera dietro la scrivania: "Dal giorno in cui mi sono ritirato non ho letteralmente più preso in mano una palla da basket, ma quando sono a bordo campo a vedere le nostre partite ho dentro un'adrenalina simile a quella che sentivo quando giocavo".
Da giocatore stava per andarsene subito da Sassari. "Dopo un paio di stagioni in Legadue con la Dinamo mi arrivò una bella offerta da Veroli, che puntava decisa alla promozione. Stavo per accettare, poi mio zio Vittorio Gallinari, che è sempre stato il mio agente, mi consigliò di restare. Fu un momento da slinding doors incredibile: quella stagione facemmo un gran campionato, arrivammo ai playoff e in finale battemmo proprio Veroli. Da quel momento in poi la crescita del club è stata vertiginosa. Un rimpianto? Potrei dire il secondo scudetto, scappato solo in gara7 della finale, ma è un bilancio straordinariamente positivo, non posso avere recriminazioni."
Qualche emozione resta però scolpita nel cuore: “Sono tante, ma è anche abbastanza facile scegliere. La più forte in assoluto, come una scossa elettrica, è arrivata nel momento in cui Drake Diener, con la maglia di Reggio Emilia, ha sbagliato la tripla all'ultimo secondo e siamo diventati campioni d'Italia. Una sensazione indescrivibile. Poi i trionfi, tutti. Il podio dello scudetto, le coppe Italia, la coppa europea alzata da capitano. Tutti traguardi che sognavo, ma quando ci arrivi poi è tutto diverso, ancora più bello.”
Come ha vissuto Devecchi le difficoltà di questa stagione della Dinamo? “Male, nel senso che magari durante la settimana sono più concentrato sul lavoro, ma poi la partita la sento tanto. E ora dopo queste tre vittorie la vivo molto meglio. Da dirigente ho ancora tanto da imparare ma come manager sono ambizioso e determinato come quando ero un giocatore. Mi è stata data la possibilità di ricoprire ruolo importante, so che c'è tanta strada da fare ma vorrei rivivere da dirigente le emozioni che ho provato un decennio fa in campo".