Saliou Niang, i retroscena dell'esordio in Nazionale e il futuro: "Non voglio avere rimpianti"

Saliou Niang, i retroscena dell'esordio in Nazionale e il futuro: "Non voglio avere rimpianti"
© foto di Italbasket / FIP

A febbraio Saliou Niang ha esordito con la Nazionale Senior. “Un giorno che ho sempre sognato. Sinceramente volevo dare un contributo più grande alla squadra, ma allo stesso tempo era una prima volta. Forse mi son fatto un po’ prendere dall’emozione. Sono dispiaciuto per la sconfitta, ma esordire e vestire la maglia azzurra è comunque bellissimo. Ho cercato di capire cosa servisse per dare una mano alla squadra, a maggior ragione con persone con cui non avevo mai giocato. È stata un’esperienza che mi aiuterà più avanti", ha detto ai canali ufficiali della FIP. La sua prima con l'Italbasket era stata rinviata due volte, già a novembre quando ha dovuto saltare la convocazione di Pozzecco per infortunio, che a nella prima in Turchia, fermato da un'influenza. "Quando mi hanno chiamato a novembre, me lo aspettavo. Ero molto carico e felice. Poi è arrivato quell’infortunio. All’inizio mi avevano detto che sarei riuscito a recuperare, e poi si è scoperto che non era così".

Niang è arrivato all'appuntamento Nazionale dalla grande vittoria in Coppa Italia con Trento. A Torino ha contribuito con 12.0 punti e 6.3 rimbalzi di media, energia, schiacciate, lungo nei quintetti small-ball e coltellino svizzero. Miglior italiano della competizione. "Non mi aspettavo molto di fare così bene, sinceramente. Ma alla fine sono partite secche: se non dai il massimo non va bene. In partite del genere devi solo dare il massimo perché, se sbagli, torni a casa. Rischi solo di avere dei rimpianti, e non è bello. Quello che voglio è arrivare alla fine della mia carriera senza rimpianti: lo dico sempre. Vorrei dare il mio massimo per poi guardarmi indietro ed essere consapevole di aver dato il massimo. Ho giocato in Serie C? Bene. Ho giocato in Serie A? Bene. Ho debuttato in Nazionale? Bene. Sogno di giocare in NBA, ma se non dovessi arrivarci e raggiungere “solo” l’altro sogno, che è giocare in EuroLega, senza avere rimpianti andrà bene ugualmente'.

Su Trento diceGiochiamo un basket che penso sia perfetto per me, perché sono uno a cui piace correre, muoviamo bene la palla: è un tipo di pallacanestro veloce, che mi sta aiutando molto. [A Torino] mi sono ritrovato anche a fare un ruolo che non ho fatto sempre. Ma è andata bene, e mi sono trovato benissimo soprattutto con Quinn Ellis. Trento è una società perfetta, dove il rapporto umano viene sempre prima del lavoro, della pallacanestro. Tutti sono sul pezzo e molti sono nati qui. Quest’anno abbiamo fatto molti sold-out, visti i risultati del girone d’andata: se faccio un giro in centro, è probabile che qualche tifoso mi riconosca e ci si fermi a chiacchierare. È una città piccola ma che ama il basket e lo segue molto. Sto lavorando molto sul tiro da tre punti, e devo continuare a migliorarci. Se ci lavoro e riesco a farla diventare una componente stabile del mio gioco, fissarla nel tipo di giocatore che sono, può fare molto la differenza e farmi crescere tanto: posso diventare più imprevedibile per le altre squadre. Mi aggiunge un punto di forza in più".